Jerry Guacci

Non so scrivere in prosa e pertanto ho sempre cercato con la poesia, correndo lungo fili conduttori, di raccontare vicende e sviluppare temi della vita.

Questi versi, tratti dal mio libro  "DEAD-Donne e altre diavolerie” (Edizioni Thyrus 2009), affrontano argomenti come la vanità dell’umano agire e il male di vivere.

Ora che sono andato in pensione dall’ospedale, difficilmente inizierò a fare la libera professione e avrò così più tempo per le mie speculazioni filosofiche.


                                                                          Jerry Guacci

Aria di pioggia

                                             “Volarono anni corti come giorni,…”
                                              E. Montale, Fine dell’infanzia

Le nere nubi salgono la volta
del cielo incerto: presto pioverà.
Fuggì la fanciullezza; né ci rese
la vita poi la genuinità
di sensazioni vive pur se attese
nell’arida, monotona realtà.
L’odore della pioggia, forse già
perduto: un’emozione mai più colta.

Brutti tempi

Ancora il sole ottobre ci regali
ma l’aria è fredda e nuvole lontane
sono presagio d’imminente inverno.
Lo sento nel mio cuore e dico: “Mala
tempora currunt”. Vagolano vane
le trame a cui mi appiglio; non discerno
dalla realtà la folle fantasia
che mi pervade: un’altra primavera
credo che veramente non ci sia
per me, giunto al calare della sera.
Rifiorirà di certo la natura:
questa alternanza indifferente dura...
non torna più la gioventù fuggita,
invece, nella nostra umana vita.

Caldo opprimente

Caldo opprimente: s’alza nel cielo
un’aria spessa, pesante… tutto
sembra coperto, oscurato da un velo;
s’aprono crepe nel suolo asciutto.
Il fiume bolle, non cede frescura:
nuotano i pesci nell’acqua bassa
che scopre l’alveo di terra scura
e nella spazzatura cani frugano.
Extracomunitari neri passano…
immobile non accenno la fuga.

 

E da vecchie…

E da vecchie megere circondato
io chiusi gli occhi nell’estremo sonno.
Dapprima le fuggii perché isolato,
nutrendomi di vino, pane e tonno,
vivevo la poetica avventura.
Poi giunse il giorno della verità:
mi presero, m’avvinsero vogliose,
contendendosi i resti delle cose
di cui vantato m’ero qua e là
nel corso della vita folle e impura.
Infine mi ridussero a brandelli,
quiescenti dal lavoro nei bordelli.

 

Natale

Forse perché pubblicato
sempre il tuo corpo m’attira
e per un gioco del fato
stanca passione s’aggira
in me rinnovata. Tu sai…
conosci segreti d’amore,
e l’albero adornerai
per tempo di ogni colore.

Un improbabile Babbo Natale
porta desueti doni
in una grigia giornata:
nuvole, lampi, tuoni
e pioggia. Abbandonata
la mia coscienza, cerco
un varco nell’alterco.

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